
Sul versante Ionico delle Serre Catanzaresi ai piedi del Monte Paladino a 489 m. sul livello del mare sorge Gasperina.
Si presenta come una splendida terrazza dalla quale si può ammirare l’incantevole panorama del Golfo di Squillace.
VIE DI ACCESSO
In aereo: Aereoporto internazionale di Lamezia Terme
S.s.280 "dei due mari" (Km. 50) uscita per Catanzaro Lido-Soverato
S.s.106 dir. Sud (Km. 16) uscita per Montauro—Gasperina
S.p.181 (Km. 7);
Aereoporto "5. Anna" di Crotone
S.s.106 dir. Sud (Km. 63) uscita per Catanzaro Lido—Soverato
S.p.181 (Km. 7);
In treno: Stazione FF.SS. di Catanzaro Lido
S.s.106 dir. Sud (Km. 16) uscita per Montauro—Gasperina S.p. 181 (Kni. 7);
In auto: Autostrada A3 "Sa-Rc " uscita per Lamezia Terme—Catanzaro
S.s.280 "dei due mari" (Km. 50) uscita per Catanzaro Lido-Soverato
S.s.106 dir. Sud (Km. 16) uscita per Montauro—Gasperina
S.p.181 (Km. 7).
CENNI STORICI
Non si hanno notizie certe sulla nascita del paese ma la si può datare intorno al VII - VIII secolo quando sorse come borgo sulle rovine di un castello nelle vicinanze di una chiesetta intitolata a San Nicola Arcivescovo di Mira, della quale si conservano testimonianze nel rione San Giuseppe. Gasperina nasce ad opera di popolazioni rivierasche rifugiatesi in collina per sfuggire alle incursioni saracene che venivano dal mare. Per avere le prime notizie certe bisogna risalire all’ XI secolo, epoca in cui il Conte Ruggero, affascinato dalla forte personalità di San Brunone di Colonia, indusse questi a costruire l’eremo di Santo Stefano del Bosco, dotandolo di alcune donazioni, tra cui il casale di Gasperina.
Questa donazione e storicamente provata nella Carta dell’assedio di Capua (1096).
In seguito a tale donazione San Brunone fondò a Gasperina la Parrocchia di San Nicola di Mira, nucleo originario del paese.
Alla morte di San Brunone successe il Beato Lanuino al cui ingegno si deve la realizzazione del monastero di San Giacomo, detto anche "Grancia di Sant’Anna".
Gasperina trasse giovamento dalla presenza ditale fondazione acquisendo in breve tempo giurisdizione su numerose comunità limitrofe. La storia di Gasperina rimase per molti secoli legata a quella dell’ordine di San Brunone. poiché le disposizioni del Conte Ruggero furono rinnovate da Carlo d’Asburgo e Carlo Il di Spagna.
Nel 1497 finisce sotto la giurisdizione di Squillace guidata da don Colfredo Borgia, della stessa casata di Papa Alessandro VI, sposo di Lancia figlia del re Alfonso Il.
Alla morte di don Pietro Borgia Gasperina rientra nei possedimenti dei certosini di Santo Stefano del Bosco e vi rimase fino al 1783. quando un violento terremoto rase al suolo il monastero di San Giacomo. Nel 1807 i francesi fecero di Gasperina un capoluogo di governo e rimase tale anche quando la Calabria venne organizzata in tre provincie.
CENNI ARTISTICI
La "Grancia di Sant’Anna"
Come tutto il territorio calabrese, anche Gasperina ha subito numerosi danni dal sisma del 1783 che ha cancellato moltissime testimonianze storico - architettoniche. Rimangono comunque visibili i ruderi della "GRANCIA DI SANT’ANNA" che sorse sulla sommità di una collina a 350 m. sul livello del mare. La grancia. dipendenza della Certosa di Serra San Bruno, fu inizialmente dedicata a San Giacomo e successivamente tra il XII e XV secolo venne dedicata a Sant’Anna.
Essa divenne centro di vita religiosa, sede d’incontri, di traffici, commerci, organizzazioni artigianali. di calligrafi e di sostegno dei poveri.
I monaci costruirono
questa grancia con quattro torri d’osservazione ai quattro lati, indispensabili
per scorgere un eventuale sbarco dei temuti Saraceni.
Una descrizione del monastero del 1693 lo presenta come una cittadella chiusa di mura con ponte levatoio e porta di ferro. Esternamente l’edificio ha le caratteristiche di un complesso fortificato a pianta rettangolare, coli quattro TORRI QUADRANGOLARI. Attualmente rimane parte del recinto esterno con il monumentale portone in conci di granito, mentre la parte interna è crollata.
Di particolare interesse sono, inoltre, i numerosi PORTALI in pietra granitica opera delle maestranze locali del XVII-X VIII secolo.
CHIESA MATRICE SAN NICOLA
Di particolare interesse è la chiesa di San Nicola Vescovo in Piazza E. Fermi, del 1500. Essa ha tre navate, con 12 colonne ottagonali in granito, opera di valenti maestranze locali, arricchita da un grandioso ALTARE BAROCCO del ‘500 e 6 altari laterali di cui quattro del ‘600 di Scuola Napoletana.
Pregevoli sono inoltre il CORO e il PULPITO di stile barocco della Scuola Napoletana di Cosimo Fanzago. La chiesa con portale in pietra, ha sulla facciata una torre con campane del 1600 e un orologio che batte le ore e i quarti.
Altre chiese da visitare sono: la Chiesa di San Giuseppe del 1745. la Chiesa di Santa Caterina in cui si conserva una pregevole scultura lignea del Cristo morto "A NACA" e la Chiesa di Sant’Anna. Interessante è la chiesetta dedicata alla Madonna dei Termini, della cui edificazione non si hanno notizie certe ma costruita sicuramente su un vecchio rudere a forma di torre. Il titolo di "Termini" sta ad indicare il termine della giurisdizione della Certosa di Serra San Bruno. La chiesetta sorge sul colle di Santa Maria dal quale si distende uno dei PANORAMI più belli della Calabria che va da Punta Stilo a Capo Colonna. Dalla bellissima terrazza del Santuario di Termini, è possibile armmirare il cosiddetto "Piano sanguinano", teatro, nel 207 a.C., dell’ultimo sanguinoso scontro su suolo Italico tra le forze romane, comandate dal console Marco Claudio Marcello, e quelle di Annibale, generale dei Cartaginesi. La sanguinosa battaglia in cui 80mila mercenari furono trucidati, è delimitata a Nord dal "Tumulus", il promontorio di Stalettì citato da Plinio, dove Annibale tese l’imboscata. Da qui passava l’antico "Dromos" che congiungeva Reggio a Tarantato.
Al viaggiatore che percorre questo tratto di costa Jonica, quegli avvenimenti sono ricordati da una colonna, in pietra granitica, alta un paio di metri, collocata negli anni quaranta ,da uno scomparso estimatore di storia locale.
Sul granito, scolpito in latino, si legge: "Romanis victis non domitis. Hannibal Cartaginiensym imperator.invictys postremis levibusque proelis, hic habitis Brutium reliquit italiaque abivit". che tradotto: "Vinti ma non domi i roniani,Annibale, generale dei Cartaginesi qui combattè le ultime leggere battaglie, poi lasciò la Calabria e parti dall’Italia".
FOLKLORE
Festa di Santo Innocenzo Martire
Le attività folclonistiche sono legate prevalentemente ai festeggiamenti in onore del Santo patrono che si tengono il 6 agosto.
Maria S.S. dei Termini.
Particolanìiente suggestiva è la processione religiosa: sull’imbrunire del 14 Agosto, vigilia della festa. il popolo si riversa verso la chiesa di Termini e preleva la statua della vergine, che posta su un pittoresco carro trainato da buoi viene accompagnata dai fedeli, con una suggestiva fiaccolata. nella chiesa matrice.
"Estate gasperinese"
Con il patrocinio della Pro Loco e del Comune, durante la prinìa metà del mese di agosto, si dà vita a numerose manifestazioni: giochi popolari (A ‘NTINNA. U CATU, A PIGNATA, A CORDA, U SACCU. A FRESSURA), serate danzanti, mostre eno-gastronomiche e di artigianato.
Festività natalizie
Suggestivi sono: il "Presepe Vivente" rappresentato nel centro storico del paese e i "Luminari di San Nicola", durante i quali ai crocevia più caratteristici del paese vengono accesi scoppiettanti falò mentre le botteghe vengono illuminate da antiche torce e le signore più anziane servono calde e fragranti "zzippuli cu a sarda".
NATURA
Sono presenti vigneti. uliveti, ed alberi di ciliegio. Rinomata è una varietà di ciliegia detta "nucita", dai colori bianco e rosso.
Relativamente alla fauna, è facile vedere ricci, fame e scoiattoli che vivono in libertà.
GASTRONOMIA
Favorita da una conformazione geografica prevalentemente collinare e da un clima mite, Gaspenina si è fatta apprezzare per i tipici vigneti e quindi per il suo vino particolarmente "spiritoso". Particolarniente gustosi i salami di maiale (I SUPPRESSATI) fatti secondo un’antica tradizione caseneccia. Da non dimenticare il tipico formaggio PECORINO e le tenenissime ricotte prodotte dagli ultimi pastori del paese.
Dolci tipici particolarmente gustosi sono i "muninedj i" e i "buccunotti"